Il nuovo Piano dell’Arenile divide gli operatori turistici. Federalberghi contesta le grandi aggregazioni di concessioni, mentre i balneari le considerano necessarie per rinnovare l’offerta della Riviera.
La spiaggia di Rimini potrebbe cambiare volto e il progetto sta provocando un acceso confronto tra albergatori e operatori balneari. Al centro della discussione ci sono le cosiddette “macro-aggregazioni” previste dal nuovo Piano dell’Arenile, che consentono di riunire più concessioni confinanti creando stabilimenti con fronti mare di grandi dimensioni.
Federalberghi Rimini ha espresso forti preoccupazioni. Secondo la presidente Patrizia Rinaldis, strutture troppo estese potrebbero favorire una concentrazione dell’offerta nelle mani di pochi operatori, con il rischio di aumentare i prezzi e modificare quel rapporto diretto tra hotel, stabilimenti e turisti che per decenni ha caratterizzato il modello di ospitalità della Riviera romagnola.

Le macro-aggregazioni previste dal piano possono infatti riunire più concessioni e superare i 250 metri di fronte spiaggia. Federalberghi chiede di porre un limite alle dimensioni, indicando una soglia massima di 300 metri, così da evitare concentrazioni considerate eccessive.
Di parere opposto una parte degli operatori balneari. Mauro Vanni, presidente della Cooperativa Bagnini Rimini Sud, sostiene che le aggregazioni rappresentino un’opportunità per riqualificare gli stabilimenti, realizzare nuovi servizi e rendere l’offerta balneare più competitiva. Respinge inoltre il timore che il nuovo modello porti automaticamente a rincari o alla scomparsa della tradizionale figura del bagnino riminese.
La questione assume un peso ancora maggiore alla luce della riforma delle concessioni balneari e delle future gare per l’assegnazione degli spazi demaniali. Dietro il confronto sulle dimensioni degli stabilimenti c’è quindi una partita più ampia sul futuro della spiaggia e sul modello turistico che Rimini intende costruire nei prossimi anni.
Per una delle capitali italiane del turismo balneare, il nodo sarà trovare un equilibrio tra investimenti e innovazione da una parte e tutela della pluralità degli operatori dall’altra. Una trasformazione che potrebbe incidere non soltanto sull’aspetto dell’arenile, ma anche sull’identità stessa dell’ospitalità riminese.









